L'ANELLO DEL BRIC DELLE CAMERE

Splendido itinerario ad anello tra Liguria e Piemonte, in una tersa giornata invernale, con panorami indimenticabili

PARTENZA E ARRIVO: Borassi (mt. 700)

TAPPE INTERMEDIE: Camere Vecchie (mt. 771), Bric delle Camere (mt. 1018), Bivio sentieri 200/266 (mt. 931), Pian dei Curli (mt. 920), Caprieto (mt. 834), Costa Salata (mt. 797), Camere Nuove (mt. 795)

LUNGHEZZA DEL PERCORSO: circa 15 km

TEMPO DI PERCORRENZA: circa 4 h. 30 min.

SEGNAVIA: bianco-rosso 200

 

 

Con Gianluigi ci eravamo incontrati sull'Ebro, lo scorso anno, d'inverno. Io e Francesca avevamo appena finito una delle nostre merende a base di vino, salame e formaggio e mentre stavamo indossando le ciaspole per tornare verso casa, ecco arrivare un camminatore solitario, che si era fermato davanti alla croce a bere un integratore. Avevamo fatto due parole, poi ne avevo parlato nel racconto sul mio blog e lui, che leggendo il racconto si era riconosciuto, mi aveva scritto.

Mi ha ricontattato a distanza di un anno circa, per suggerirmi un itinerario, inviandomi traccia gps e tutte le indicazioni del caso, visto che anche lui è un appassionato di montagna, dove non solo cammina ma anche corre. Accolgo le sue indicazioni come una manna dal cielo: volevo fare un giro da quelle parti, ma faticavo a trovare indicazioni su internet e il suo aiuto è stato quanto mai provvidenziale. Così, una splendida mattina di sole di fine gennaio, raggiungo in macchina Borassi.

Borassi, poco distante da Roccaforte Ligure, si trova in val Borbera non lontano dal confine con la Liguria. Salendo da Campo del Re, imboccando la strada nelle vicinanze dell'Adventure Park, supero le case di Borassi e parcheggio l'auto nei pressi del quadrivio, a 700 mt. di altitudine, poco distante dalla chiesetta dedicata alla Madonna della Pace.

Dopo uno scatto alla profonda gola che ospita il Mulino di Serventino, con il paese di Montecanne che svetta sulla costa, cammino per qualche decina di metri sull'asfalto in direzione del successivo paese di Camere Vecchie, poi in corrispondenza di una casa con la luna appesa al muro, abbandono la strada principale e proseguo, sempre su asfalto, in salita a sinistra seguendo le indicazioni bianco-rosse pitturate su di un palo della luce. L'asfalto lascia in breve spazio allo sterrato e dopo una breve salita, ecco che posso già godere di uno splendido panorama sulle cime innevate che separano la val Borbera dalla val Curone, mentre sotto di me compaiono i tetti delle case di Borassi e, alle mie spalle, Roccaforte Ligure. 

Proseguo in salita sulla sterrata e, superati i resti di un vecchio muro, eccomi nei pressi del paese di Camere Vecchie, a 771 metri di altitudine: molto piacevole la camminata in questo tratto, con la vista che spazia su diverse valli, la valle Scrivia e la valle Spinti oltre i tetti di Camere Vecchie e la val Borbera e la val Sisola sul lato opposto. Oltrepassate le case, percorro la Costa delle Moglie - uno dei luoghi ricordati dalla cartellonistica dedicata ai "sentieri della libertà" poiché qui, nel 1944, ebbe luogo un sanguinoso scontro tra soldati tedeschi e partigiani - poi mi addentro in un bosco di castagni dove il sentiero, sempre ben segnalato, prosegue in leggero falsopiano per poi prendere a salire più decisamente nella seconda parte. Il forte sole che filtra tra gli alberi, regala già buone sensazioni per quello che si troverà non appena il bosco terminerà.

Infatti, dopo un'ultima salita, eccomi sulla linea di crinale, ma sul lato della val Sisola. Se guardo bene, sotto di me, posso scorgere tra gli alberi spogli i ruderi del paese fantasma di Camere Nuove e più in basso ancora le piccole frazioni che compongono Mongiardino Ligure. Più in lontananza, come sempre, le cime innevate della catena dal Giarolo al Chiappo.

Il sentiero torna a farsi stretto e prosegue tra gli alberelli spogli e mi conduce in breve in un meraviglioso punto panoramico. Devo immediatamente fermarmi e cambiare obiettivo alla mia macchina fotografica, perché da qui si vede quasi tutto e, particolare non da poco, molto bene, perché la giornata è tersa come poche volte accade. Mi concentro sul Tobbio, che da qui si vede benissimo, poi passo al Monviso, al Rosa, al Cervino. Il Monte Reale è in parte nascosto, ma si vedono bene Novi e Serravalle, mentre sul lato opposto il panorama è altrettanto impagabile, con l'Antola, il Carmo, il Cavalmurone e l'Ebro. Tutto perfetto. Ma non è mica finita qui.

Saluto un cacciatore che trovo sul crinale e proseguo, con il sentiero che ora scende lievemente per rientrare in un altro boschetto, che conduce in leggera salita ad un meraviglioso balcone panoramico affacciato sulla valle Scrivia: il Bric delle Camere.

Alto poco più di mille metri, il Bric è riconoscibile solo per una segnalazione del parco Antola che indica la direzione per Caprieto, ma non ha una vera e propria cima, nemmeno una statua o una croce che lo renda riconoscibile. Ma vi garantisco che oggi, con questa giornata pazzesca, vale proprio la pena di essere qui sopra.

Davanti a me, la vetta arcigna del Monte Cravì, che sul lato opposto ospita il Castello della Pietra di Vobbia, accanto al quale svettano le aspre Rocche del Reopasso, con le due Biurche - nord e sud - e la Carrega do Diao, la sedia del diavolo. Il rio Busti scende sotto di me e traccia una linea fino alle pendici del Cravì, anche se in realtà prima di arrivarci, si getta nelle acque del torrente Vobbia: sul versante alla sua sinistra ecco le case di Caprieto, che raggiungerò tra poco, mentre sul versante opposto, si intravedono le abitazioni diroccate del borgo fantasma di Cassissa. 

Mi scatto qualche foto, qui il panorama è così bello che non vorrei davvero andarmene. Faccio qualche passo in direzione opposta a quella che seguirò, verso l'Alpe di Cassissa e mi scatto qualche immagine con le alpi sullo sfondo, poi prendo lo zoom e riprendo da dove ero rimasto prima: il Monte Reale e il Tobbio, l'uno davanti all'altro, sembrano quasi attaccati, mentre il Monviso, da qui, sembra ancora più vicino. Alle spalle del Cravì, invece, una luce strana attira la mia attenzione: oltre le case di un paese, che scoprirò poi essere Crocefieschi, il sole riflette nell'acqua del mare, dove una nave sta passando proprio nel momento in cui sto per scattare la foto. Spettacolo! Ma non mi fermo, e con lo zoom catturo anche il Santuario della Guardia di Genova, la cappelletta di San Fermo, il Monte Fasce e, per la prima volta in vita mia, i Forti di Genova: il Forte Diamante e il Fratello Minore, con il mare alle loro spalle.

Uno zoom su Caprieto, poi riparto, seguendo l'indicazione del parco Antola. Nonostante un po' di fango dovuto al passaggio di qualche motociclista, il sentiero è piacevole e scende, diventando sempre più stretto, mantenendo la linea di crinale, regalando panorami sempre diversi della valle Scrivia, con i ruderi di Cassissa che compaiono poco alla volta. Il sentiero entra in un boschetto e si sposta sul lato della val Borbera, dove prosegue in leggera discesa fino al bivio tra i sentieri numero 200 e 266, che in circa quindici minuti, conduce al paese abbandonato di Camere Nuove. Ignoro la deviazione e proseguo sul sentiero 200, che si mantiene sul lato della val Borbera fino a raggiungere Pian dei Curli, a 920 metri, dove si ritorna in vista della valle Scrivia. Ecco di nuovo il Monte Reale, il Tobbio e i ruderi di Cassissa. mentre il Bric delle Camere si fa sempre più distante ed i tetti delle case di Caprieto sembrano ad un passo. Superato un sentiero sul lato della valle Scrivia - che a mio avviso deve essere quello che conduce a Cassissa - si arriva di fronte ad una ripida montagna alle estremità della quale si trovano i paesi di Costa Salata e Caprieto: li attraverseremo entrambi. Ora però, è il momento di iniziare a scendere sempre più decisamente alla volta di Caprieto.

Lungo la ripida discesa, mi fermo ad un punto panoramico per scattare qualche foto del bel panorama da questo lato di valle, con le cascine Busti e i ruderi di Cassissa, tra i quali, ora, si intravede anche la bella chiesetta bianca. Alle loro spalle, sempre il Monviso, il Reale e il Tobbio. Dopo aver incrociato il cartello con le indicazioni per Cassissa, ecco comparire le case di Caprieto tra gli alberi. Scendo tra le case: è sabato, ma a Caprieto regna un silenzio di tomba. Passo accanto ad una vecchia cassetta postale aperta, poi seguo le indicazioni bianche-rosse sul muro di una casa e svolto a sinistra, dove giungo su di una stradina asfaltata che taglia il paese. Due cani mi fissano in lontananza, deduco che ci debba essere anche il padrone, allora. Infatti, poco dopo, un signore fischiettando scende dalle scale con una borsa: lo saluto e gli chiedo se è giusto di qui per Costa Salata. Mi dice di si e proseguo sulla strada, lasciandomi alle spalle anche le ultime, caratteristiche, case di Caprieto, tutte con strani sassi scolpiti appesi ai muri. In tutto, ci saranno 3 o 4 case con le persiane aperte, non di più. 

La strada diventa sterrata e supera una cappelletta e un cartello in legno che indica Costa Salata a 1 km di distanza. Decido che è ora di fermarsi a mangiare qualcosa, perché sono ormai le due del pomeriggio. Mi appoggio al prato che scende a lato della strada, con il sole in faccia e lo sguardo rivolto verso la valle che sembra aprirsi davanti a me, con paesini che sembrano tante macchioline con al centro un campanile. La strada che scende verso il fondovalle, con i suoi tornanti, sembra un serpentello attorcigliato, mentre oltre le case di Caprieto, ecco svettare la severa vetta del Monte Cravì. Rimango in maniche corte, nonostante sia pieno inverno: la temperatura è gradevolissima e fermarmi qui all'aria aperta, con questo caldo, mi dà una sensazione di benessere di cui proprio avevo bisogno. Un bel sorso d'acqua, poi è ora di ripartire: la sosta si è protratta per una mazz'oretta e ho da poco superato la metà dell'anello. Sarà ancora lunga...

Il sentierino che da Caprieto porta a Costa Salata, fortunatamente, è tutto pianeggiante e mantenendosi a mezza costa, aggira i versanti delle montagne regalando sempre fantastici panorami sulla val Vobbia, mentre alle mie spalle, il paese di Caprieto si fa sempre più piccolo e lontano. Oltrepassata una cappelletta votiva bianca, si scende leggermente, fino a giungere in vista delle case di Costa Salata, il passo tra la val Borbera e la val Vobbia.

Nei pressi di una casa pitturata in rosa, occorre svoltare a sinistra e prendere la stradina - asfaltata solo nei primi metri - che in salita conduce a Camere Nuove. E' un percorso che avevo affrontato poco meno di un anno fa, ma oggi per fortuna la strada è più asciutta - anche se leggermente ghiacciata - ed il tempo decisamente più clemente, tanto che riesco a vedere scorci e borghi che nella precedente escursione non ero riuscito a cogliere, nascosti nella nebbia. La vista è sulla val Sisola e la strada, tra continui saliscendi, conduce piuttosto in fretta all'incrocio con il sentiero numero 266, che scende dal crinale del Bric delle Camere, alle cui spalle il sole sta iniziando a nascondersi. Poco oltre, il bivio per Camere Nuove, paese abbandonato dove già sono stato lo scorso anno: mi avvicino solo per una veloce fotografia, poi torno velocemente sul sentiero, ma posso fin d'ora anticiparvi di restare sintonizzati perché prossimamente arriveranno novità molto molto importanti riguardo a questo borgo fantasma.

Da qui in poi, il sentiero per me è nuovo, ma si mantiene di fatto analogo alla sua prima parte, tagliando il versante della montagna sul lato della val Sisola, catturando gli ultimi raggi di sole e superando un grosso rio, per poi immergersi in un fitto bosco dove, a farla da padrone, è il fango. Non è breve questo tratto di sentiero, ma obiettivamente, i panorami sicuramente meno invitanti rispetto all'andata e la stanchezza iniziano a farla da padroni.

L'uscita dal bosco avviene poco sopra le case di Camere Vecchie, dove il sentiero si ricongiunge con quello dell'andata, chiudendo l'anello. Da qui in poi, ritorno in vista del sole, che si sta nascondendo dietro alle montagne della valle Scrivia, data l'ora ormai decisamente tarda. La luce è rossastra ed è uno spettacolo ovunque si guardi, con le foglie marroni degli alberi illuminate di uno stranissimo colore, la terra quasi arancione e la palla di fuoco del sole che sembra aver deciso di tramontare dietro alle case di Montecanne, che a malapena si intravede tra i raggi. E' una meraviglia, una vera meraviglia.

Il peso di questa giornata quasi primaverile, in un'escursione come quella di oggi, è stato decisivo per renderla quasi indimenticabile. Lo stesso fatto di restare in giro tutto il giorno, tornando solo all'ora del tramonto, è una di quelle cose che aiuta a rendere ancora più piacevole un'escursione, facendola restare impressa nella memoria. 

Arrivo a Borassi quando il sole, ormai sempre più affievolito, illumina la luna attaccata al muro della casa in corrispondenza del bivio. Lancio un ultimo sguardo al Mulino di Serventino, una foto, poi comincio a togliermi scarponi e tutto quanto non serva più. E' stata una giornata che porterò per sempre con me, un po' come quando scopri un mondo nuovo, che fino a poco prima neanche pensavi esistesse. Grazie Gianluigi.

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