L'ANELLO DI MONTE PROVENTINO
Escursione dal Colle di Martellona ai Monti Schigonzo e Proventino, con ritorno ad anello
PARTENZA E ARRIVO: Colle di Martellona (mt. 768)
TAPPE INTERMEDIE: Monte Schigonzo (mt. 1024), Monte Proventino (mt. 1036), bivio di Costa Clavarezza, Cappelletta di Crebaia, Crocefieschi
LUNGHEZZA DEL PERCORSO: poco meno di 9 km
TEMPO DI PERCORRENZA: circa 2 h. 30 min.
SEGNAVIA: tre bolli gialli
Giugno 2015: puntavo questa zona da qualche tempo, ma non avendo molti riferimenti, avevo sempre preferito rimandare l'escursione. Poi decido finalmente di far fruttare i soldi spesi per acquistare "La catena dell'Antola", il libro di Alessio Schiavi e lo prendo come spunto per questa bella camminata, che poi, come spesso accade, cerco di personalizzare, chiudendola con un anello.
Colle di Martellona: e dove sarà mai?
In realtà, il Colle di Martellona non è nient'altro che il valico che separa Crocfieschi dalla val Brevenna e quindi, raggiunto Crocefieschi (passo da Cantalupo Ligure, Mongiardino Ligure e Vobbia, strada per me molto più comoda), proseguo seguendo le indicazioni per Savignone e parcheggio lungo la strada, in prossimità delle case della frazione di Martellona, nei pressi di un tavolo con le panche. Indossati gli scarponi e preparato tutto il necessario, mi avvio sull'asfalto in direzione del valico, dove trovo una targa non distante dalla partenza del sentiero, una sterrata che sale sulla sinistra dell'asfalto.
Il sentiero è marcato con tre bolli gialli e inizialmente regala splendide viste sul Monte Maggio e, ai suoi piedi, sull'abitato di Sorrivi. Procedo in leggera salita costeggiando una ringhiera in ferro, avendo come riferimento, dinnanzi a me, la cima del Monte Schigonzo che tra poco raggiungerò e, dopo poco, il panorama si apre anche sul lato di Crocefieschi regalando le prime viste della sagoma del Reopasso e un'insolita visuale del Monte Reale, appuntito come non mai.
Dopo un tratto che alterna la vista su entrambe le valli, il sentiero si fa stretto e tortuoso e prende a salire di quota, consentendo una visuale ancora più netta di cime più distanti, quali il Monte Leco, il Monte delle Figne, il Tobbio e l'Alpe di Porale mentre, sul lato della val Brevenna, accanto ai dirupi del Monte Maggio ecco spuntare i Forti di Genova.
Nei pressi di un ampio prato con splendido panorama sul Monte Castello e sulle Rocche del Reopasso, il sentiero si innesta in quello proveniente da Crocefieschi, nel punto segnalato da un bastone piantato a terra: ecco in lontananza anche l'inconfondibile sagoma del Giarolo, che preannuncia la vista sull'intera dorsale in direzione dell'Ebro, fino quasi all'Antola, che si può ammirare quando il sentiero, dopo poco, cambia direzione prendendo a correre verso il vicino Monte Schigonzo.
Alternando tratti scoperti a tratti a cielo coperto, salgo lentamente verso la cima dello Schigonzo senza però mai raggiungerla, perché il sentiero lo taglia lateralmente offrendo curiosi scorci del Passo dell'Incisa: da questo punto in poi il percorso si mantiene sostanzialmente pianeggiante ed è assolutamente piacevole, all'interno del bosco.
Quando esco allo scoperto, ecco in lontananza la croce di vetta del Monte Proventino, dalla quale mi separa una lunga distesa prativa, estremamente panoramica: alla mia destra distinguo chiaramente il corso del Brevenna che scende, costeggiato dalla provinciale, fino ad Avosso, mentre sul versante opposto, una vista quasi infinita mi conduce lungo tutta la dorsale dal Giarolo all'Antola, con Alpe di Vobbia in primo piano assieme alla stretta stradina che conduce fino al passo dell'Incisa. Guardo più attentamente e distinguo i torrioni dello spettacolare Castello della Pietra di Vobbia con l'alpe di Cassissa alle sue spalle, nonostante una leggera foschia. Non posso perdermi questo meraviglioso panorama: metto lo zoom e catturo più dettagli possibili, dai Forti di Genova, alla Madonna della Guardia, fino al mar Ligure. Intanto, continuo il mio cammino in direzione della croce di vetta, che raggiungo in pochi minuti: il vento si fa forte ed è un piacere, visto il caldo della giornata e il sole che brucia la pelle.
In prossimità della croce di vetta del Proventino, la vista si apre su tutta l'alta Val Brevenna, con i suoi infiniti paesini sui quali le nuvole che attraversano il cielo proiettano la loro imponente ombra. Mi siedo ai piedi della croce per mangiare qualcosa, di fronte a questa meraviglia di vista, cercando con lo sguardo di scovare ogni dettaglio che mi possa essere sfuggito ad una prima occhiata distratta.
Non posso fermarmi a lungo perché il sole è davvero forte e sento proprio il bisogno di muovermi. Così dopo qualche inevitabile foto ricordo, mi incammino a ritroso per un breve tratto, imboccando poi il sentiero che scende verso destra e che, presumo, conduca al Passo dell'Incisa che vedo poco distante. Il sentierino ridiscende il crinale dapprima in maniera tranquilla, poi - via via - sempre più decisa, seguendo una staccionata e regala la vista su Costa Clavarezza, un paese - al cui centro si riconosce un piccolo oratorio - che mi ha sempre incuriosito perché pare sia abbandonato.
Nei pressi della cappelletta posta in prossimità dell'imbocco della rotabile per Crocefieschi, abbandono il sentiero per svoltare a sinistra e raggiungere, in pochi minuti, l'asfalto, in prossimità del bivio per Costa Clavarezza, con la strada chiusa da una sbarra che conferma quanto avevo letto, ossia che il paese è privo di accessi, dalla parte alta, a causa di una frana ormai da diverso tempo ed è raggiungibile solo dal letto del torrente Vobbia, attraverso un sentiero.
Oltrepassati alcuni ruderi, mi mantengo sull'asfalto con piacevoli viste sulla val Vobbia - Noceto, il Reopasso e il Monte Cravì - e, soprattutto nella seconda parte, di Crocefieschi adagiato ai piedi del Monte Castello.
La strada è pianeggiante e conduce a Crocefieschi davvero in poche decine di minuti: solo la cappelletta di Crebaia, che trovo sopra alla strada, lungo il percorso, precede l'arrivo in paese, dopo di che proseguo sull'asfalto in direzione di Martellona, dove avevo parcheggiato la macchina. Non concludo "totalmente" l'anello semplicemente perché non proseguo fino al Colle di Martellona, ma insomma, se non è un anello questo!
Un'idea per una escursione un po' diversa sulle montagne delle quattro province, valida soprattutto per chi non ama tornare sullo stesso sentiero dell'andata e, ancora di più, per chi non disdegna anche quattro passi sull'asfalto.
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